Non solo Willy

INCUBO DI UNA SERA DI TARDO INVERNO
Shakespeare & Leopardi

Ci sono delle espressioni nel “Sogno di una notte di mezza estate” che ho sempre trovato bellissime, folgoranti. Questa è una di esse. All’inizio dell’atto secondo, quando la fata si rivolge a Puck, lui le risponde: “Io sono l’allegro vagabondo della notte”. Quando un verso è così potente oltrepassa la storia e l’opera stessa. “Io sono l’allegro vagabondo della notte” è qualcosa che chiunque abbia mai fatto una passeggiata da solo di notte, o comunque alla sera col buio, può capire. E può dire.

Qualche millennio fa registrai la poesia “Alla luna” di Leopardi. Quando ho diretto il “Sogno” nel 2014 avevo sosituito la ninna-nanna che le fate cantano a Titania con questa poesia, e il pubblico (forse) neanche se ne era accorto, tanto la bellezza di Shakespeare si sposava alla bellezza di Leopardi. Oggi il brano rispunta fuori dagli archivi delle mie fantasie per trovare di nuovo giustizia in questa notte d’inverno. Come i sogni non sono solo sogni, gli incubi non sono solo incubi. C’è qualcosa di seducente e di divertente in un po’ di solitaria paura. I mostri non son che prodigi della nostra immaginazione. L’immaginazione non è che un prodigio della personalità. Ciascun uomo è un vagabondo. Ogni vita passa anche per la notte, e poi un’altra e un’altra e un’altra…

…quando ci lasciamo camminare cancelliamo le responsabilità del tempo e dello spazio…

Enrico