“Thus, with a kiss, I die…”

Foto: Mirta Lispi

“Così, con un bacio, io muoio”.
ORGASMO E MORTE nell’opera di W. Shakespeare
reading
sabato 25 febbraio 2017 – ore 17
Studio di Psicologia Santa Costanza
Via di Santa Costanza, 13 – Roma

Se e quando un personaggio dello zio Willy raggiunge la propria pienezza, la propria completezza drammaturgica – psicologica ed emotiva – muore. Se questa completezza viene raggiunta “in età giovanile”, prima del naturale corso della vita (come ad esempio per Romeo e Giulietta; in realtà per tutti gli eroi tragici), il personaggio si uccide: pone fine alla vita fisica perché tanto quella interiore è arrivata al capolinea. E lui, o lei, in fondo lo sa.

In inglese, il verbo morire – to die – significa anche “raggiungere l’orgasmo”. L’orgasmo è la “piccola morte”: il cedimento, la resa, dopo “i travagli” (per dirla con Amleto) dell’atto sessuale, che è metafora universale del viaggio nella vita stessa.

Quindi: raggiungersi, arrivare, svuotarsi; questo è il significato della morte nell’opera dello zio Willy, e, in definitiva, nella tragedia sempre. La catarsi di cui parlavano i Greci è il compimento, anche se doloroso, anche se emotivamente triste (per noi che vi assistiamo!). Il dolore del protagonista, la sua morte (sacrificio o dono fatto al mondo), permette a noi spettatori di piangere e ricordarci di essere vivi. (Nel bellissimo film THE HOURS, il personaggio di Virginia Woolf interpretato dalla Kidman spiega che “il poeta deve morire” perché gli altri possano sopravvivere: si chiama “contrasto”; e il “contrasto” altro non è che l’eterna dualità che comanda l’universo.) In effetti, i personaggi dello zio Willy non sono mai tristi – disperati sì! – quando si tolgono la vita. Anzi, tutt’altro. Sono ben felici – in quel misto di disperazione e fede in un futuro ultraterreno dove i poeti possano venir perdonati – di levarsi da sto mondaccio che ha causato loro solo pene infinite. Sembrano aver capito – in questo la tragedia da arcaica si fa moderna, praticamente apocalittica – che su questa terra non ci può essere pace, né salvezza. Però ci dovevano arrivare. Per un po’ c’ hanno provato (lungo tutte le pagine del loro dramma), a combattere: pieni di speranze e di rabbia e di ideali e di sogni di giustizia. Ma non è così – ahimé – che vanno le cose.

Reciterò e racconterò: Romeo, Giulietta, Otello, Amleto, Lear, M., Riccardo III e altri…

Ingresso: € 10 con aperitivo